Il Poeta

JOLANDA
GENNA

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N O T E
B I O G R A F I C H E

JOLANDA GENNA nata a Marsala il 31 marzo 1939

Ha conseguito il Diploma Magistrale e il diploma del 5° anno di pianoforte principale

Nel lontano 1972 mi accorsi di avere tante cose da dire; presi un quaderno e non smisi fino a quando non sentii un forte dolore alla mano: la penna correva velocemente, sempre più pesante dietro ai miei più pesanti pensieri…ero annichilita, esterrefatta per la malignità creativa del mondo accanto a me: un mondo distorto che sovverte tutti i valori costruttivi della vita; un mondo di egocentrismo e narcisismo dove gli altri esistono soltanto in funzione di sé; un mondo ipocrita in cui conta soprattutto "apparire" …quasi teatro di travestimento, dove le maschere, poco a poco, diventano volto…; un mondo affatto somigliante a quello che conoscevo io e dove trionfano i sentimenti di amicizia, fratellanza,amore……un trapasso allucinante dal mondo delle illusioni alla reale dimensione umana, che da allora continuamente cerco di capire ma che inesorabilmente mi sfugge, mi delude, mi rende triste.

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"Tutto è niente… Un niente piò darti tutto e può cambiare la vita e l'essenza delle cose…Basta un attimo, una briciola di un niente e tutto cambia dando il via al nostro "Divenire" in una fantasmagorica danza o in un…Calvario.

Amore, disperazione, odio, dolore, in un susseguirsi vertiginoso, quasi un precipitare nel vortice dei sentimenti" e mentre la tempesta percuote incessante, tanti uomini inaridiscono come foglie stroncate dal vento"… Precipitare nel maledetto vortice e uscirne indenni, fortificati, temprati è privilegio di pochi, è: "Vivere intensamente"; è: "Ritrovare la propria completezza nella visione universale" è: "Accorgersi di avere qualcosa in più"; è: "Scoprire la propria Immortalità".

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L'unico mio cruccio è di non poter esternare sempre e bene il filone inesauribile del mio pensiero; le mie modeste radici culturali e umanistiche non mi consentono di renderlo perfettamente le espressioni con le quali concretizzo i miei momenti creativi e la tempesta dei miei sentimenti sono delle pallide imitazioni di quello che vorrebbero essere per poterne significare la piena totalità; solo talvolta ottengo una illuminazione adeguata, accade quando il momento che vivo è quasi un delirio di sofferenza. In tal caso " Mi illumino d'Immenso", come dice Ungaretti e, quasi in un appiattimento fisico, mi sento un tutt'uno con la Natura 3e con il Creatore. Mi sento quasi una piccola Scheggia di Universo e, nella fusione completa di Mé, Natura e Dio, le parole mi risuonano dentro, sgorgano quasi per magia: è così che nasce la mia poesia, tanto più bella quanto più sofferto è il momento che sto vivendo.

Il filo conduttore di tutto ciò che scrivo, sia esso sotto forma di poesia, di prosa, di massime o pensieri, si condensa in un estremo "bisogno" di verità, in un "anelito" di fratellanza e di "mani intrecciate nel vuoto", come dipingo in una delle mie liriche in un incommensurabile desiderio di giustizia e di verità in Dio.

Partendo dall'assoluta certezza di Dio e della sua perfetta bilancia, inceppando a volte nella ricerca dei Suoi intendimenti e del nostro "fine ultimo" ho scritto una massima:

"Vana illusione è vivere senza Dio; Dio completa le nostre gioie e lenisce le nostre pene".

Con questi sentimenti, divenuti i capisaldi del mio pensiero, la mia poesia si fa quasi religione.

Dice Ungaretti: Oggi il poeta sa e afferma che la poesia è testimonianza di Dio anche quando è una bestemmia; oggi il poeta vuole vedere l'invisibile nel visibile perché l'uomo vuole salire dall'infermo a Dio; oggi più che mai la poesia è missione religiosa in un secolo di sofferenza: "Chiusa fra cose mortali perché brama Dio?"

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Io ho sempre sostenuto che la vita non può finire con la morte fisica; è impossibile; se così fosse, quale inutilità essa vestirebbe… quale desolazione a volte ... Troppo grande è la nostra mente, troppo sprecata per così poco, per così poco: essa ci fa pensare a qualcosa di immortale in noi, una piccolissima Scheggia d'Universo che, inglobando tutte le sofferenze, rende possibile costruire le basi per una realtà più grande e completa.

Se così non fosse tutti i grandi uomini avrebbero posto fine ad una così insignificante realtà…

Ricchi di intelligenza superiore essi, sposando questa alla piccola Scheggia dell'Universo dentro sé, hanno trovato l'impulso per estrinsecarsi in grandi opere e per tramandare: Bagliori, ora piccoli, ora accecanti d'Infinito…

Forse, è per tale motivo che io non mi soffermo alla descrizione delle cose ma alla descrizione degli stati d'animo che le cose creano o suscitano in noi; non mi limito alla dipintura di un tramondo o do una rosa che sboccia, ma di essi varco i puri contorni penetro gli "arcani" per ricondurli al significato integrale:è chiaro e determinato dentro di me il desiderio di giungere al cuore di chi mi legge con emozioni e suggestioni spirituali convincenti: sicuri stimoli verso la conoscenza della realtà che viviamo, del dono prezioso che è la vita, se saremo caspaci di elevarci al di sopra del dolore e proiettarla nella maestosità dell'infinito e schiarirla e accrescerla della sua intrinseca spiritualità in rapporto diretto e sconvolgente con l'Universo e con Dio: preziosa ed eterna inscindibilità!!!

Forse è anche in mé il desiderio di tramandare: Bagliori ora piccoli ora accecanti d'Infinito…